Gianfranco Mocci nasce a Villagrande S. Ogliastra, nel 1956. Fin da bambino ama disegnare a dispetto delle insegnanti che lo vorrebbero più attento alle lezioni.

Ma la passione è così forte che dal disegno ai primi tentativi di pittura il passo è breve. All’età di 24 anni, la necessità di trovare lavoro lo costringe ad abbandonare la sua terra natia, approda a Frossasco, un paesino medioevale, ancora oggi custodito da quattro porte di accesso, in provincia di Torino.

Ma la passione, il desiderio di trasmettere le proprie sensazioni con l’ausilio del pennello cresce e con essa il tempo che il nostro dedica alla pittura.

La sua tecnica, olio su tela o masonite, si affina e Mocci inizia un viaggio che lo porterà a presentarsi, fuori dalle mura di casa, con i suoi lavori.

Ama la natura e di essa predilige gli angoli in cui può, non disturbato, lasciare liberi i suoi pensieri di vagare mentre , ad esempio, immortala un boschetto con un piccolo rio che gorgogliando scorre a valle o un torrente che, circondato da verdi fronde, accoglie quelle trote che lui stesso ama pescare. L’acqua lo affascina e con essa la pace e la tranquillità che si respira in quei luoghi: le sue passeggiate nella Val Pellice lasciano il segno ed ecco che il Nostro rappresenta quei paesaggi con rara maestria. Il suo pennello ha colto anche gli aspetti più caratteristici del paese che oggi lo ospita ed ecco le “quattro porte”, gli archi di ingresso al “castrum” romano che ha dato origine a Frossasco, non possono che far parte dei suoi lavori.

Un percorso artistico che lo porta sovente a Torino dove, all’associazione la tesoriera, presenta le sue opere e trova altri pittori con i quali tesse interessanti e costruttivi rapporti. Tra le sue mostre quelle presso la saletta del Borg di Pinerolo, a Torino ed in Val Noce durante le manifestazioni legate alla Sagra degli Abbà.

L’armonia delle raffigurazioni e la sapiente scelta dei colori gestiti con grande sensibilità esaltano le composizioni che esprimono compiutamente la personalità di un artista che rappresenta e comunica espressioni emozionali unite ad una rigorosa visione della realtà, quella stessa realtà che Mocci vive ogni giorno in fabbrica alle prese con lavori di carpenteria: una sensibilità che il sopravvento sulla cruda vita quotidiana e che si esprime anche attraverso la musica che il nostro interpreta al pianoforte nei momenti in cui ha necessità di ritrovare se stesso.

 

 

 

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